«No matter what», alla prossima ronda
Metà frase è rimasta in inglese, e il «round» di carte è arrivato dallo spagnolo: «ronda». In italiano è un giro di pattuglia. Tre lingue in una battuta, e nessuna delle tre è quella giusta.
Remake del secondo capitolo di The Legend of Heroes: Trails in the Sky, il gioco di ruolo di Nihon Falcom con Estelle e Joshua Bright. La patch ha preso il posto della versione spagnola, e qualche parola spagnola è rimasta lì: i Bracer sono diventati «Brazal» e i round di carte «ronde». Il resto lo trovi sotto.
Nella galleria ci sono 17 screen della traduzione italiana automatica di Trails in the Sky 2nd Chapter: 3 di impaginazione e glitch, 7 di grammatica creativa, 3 di calchi dall'inglese, 1 di nomi e termini, 1 di incoerenze, 2 di frasi senza senso. Il più grave: «No matter what», alla prossima ronda. Prima di scaricare una patch, leggi come riconoscere una traduzione automatica.
Metà frase è rimasta in inglese, e il «round» di carte è arrivato dallo spagnolo: «ronda». In italiano è un giro di pattuglia. Tre lingue in una battuta, e nessuna delle tre è quella giusta.
Minaccia, consiglio sul lancio del peso o regolamento del bowling? Il mistero resta, e resta anche nella versione definitiva.
Tre righe, quattro problemi, zero revisori: questa sì che è una formazione compatta.
I Bracer diventano «Brazal», il loro nome nella versione spagnola. La gilda cambia lingua, il giocatore no.
Il trapassato progressivo del congiuntivo: tempo verbale sperimentale, ancora in attesa di revisione. Umana, ovviamente.
Punteggiatura spagnola, rovesciata e pure in ordine sbagliato. Estelle non sa più in che lingua sta parlando, e non è l’unica.
«I broke it open», parola per parola. Qualcosa, in effetti, è stato spaccato: la sintassi.
L’ausiliare è stato scelto a testa o croce. È uscito quello sbagliato, ma ormai la patch era online.
Il testo è più lungo della pagina, quindi prosegue sul tavolo. Succede in quasi tutte le pagine dei libri del gioco: per accorgersene bastava aprirne uno.
Come il braccio, anche le righe scattano fuori: dalla pagina, dalla cornice, dalla grammatica.
Un verbo riflessivo nuovo di zecca: «mi sto». Donato alla lingua italiana a titolo gratuito, come la patch.
Manca il «non». In compenso la frase è di un’onestà disarmante: neanche la patch ne sapeva di più.
La balbuzie arriva dall’altra lingua: «L-lo siento» diventa «L-mi dispiace». Balbetta in spagnolo, si scusa in italiano. Dispiace anche a noi.
Lei e tu nella stessa frase, e un «Addio» che chiude per sempre ogni saluto. Il manuale di lingua felina più drammatico della storia.
Quasi «non c’è di che». Quasi. È il «quasi» che fa la differenza tra una traduzione e una patch.
Il «la» di «me la cavo» è stato tagliato per contenere i costi. Il resto della frase se la cava da sola.
«Thanks for your time», servito crudo come in una mail aziendale. Da un’avventuriera sedicenne. In un bar.